Il Belgio stanzia 50 milioni di euro per BLAZE contro minaccia droni

Il Belgio accelera sulla difesa anti-drone dopo ripetute intrusioni aeree

Ripetuti sorvoli non autorizzati su aeroporti, installazioni militari e infrastrutture strategiche hanno spinto Bruxelles ad accelerare drasticamente i tempi. La risposta si concentra su un sistema d'intercettazione chiamato BLAZE, sviluppato per fronteggiare una minaccia che opera a poche decine di metri dal suolo e che mette in discussione l'intero concetto di sicurezza dello spazio aereo europeo.

La decisione arriva in un clima geopolitico teso e solleva interrogativi più ampi su come l'Europa intenda tutelare il proprio cielo nelle fasce d'altitudine che fino a ieri sembravano marginali.

Cinquanta milioni come risposta d'emergenza

Il Ministero della Difesa belga ha dato il via libera a un pacchetto classificato come "urgente" da 50 milioni di euro destinato all'acquisizione di BLAZE. Si tratta di un drone intercettore progettato dalla società lettone Origin Robotics, pensato per individuare, seguire e neutralizzare velivoli senza pilota che violano lo spazio aereo nazionale.

L'obiettivo dichiarato dalle autorità belghe è chiaro: disporre di un sistema portatile, rapido da schierare, in grado di rilevare un intruso aereo, agganciarlo e abbatterlo nel giro di pochi minuti. Una capacità che fino a oggi mancava del tutto.

La scelta arriva dopo settimane di incursioni inspiegabili sopra i principali scali aerei, zone militari sensibili e nodi critici per energia e trasporti. Questi voli hanno già provocato disagi al traffico aereo civile ed esposto i limiti delle attuali difese belghe.

Un segnale concreto di questa vulnerabilità: le forze belghe hanno dovuto chiedere supporto a Germania, Regno Unito e Francia per gestire determinati episodi. Ufficialmente, nessuno Stato o gruppo è stato indicato come responsabile. Dietro le quinte, però, alti funzionari lasciano intendere che queste operazioni potrebbero essere legate alle pressioni sui beni russi congelati custoditi da Euroclear a Bruxelles, nel contesto della guerra in Ucraina.

Cosa fa davvero BLAZE quando decolla

BLAZE non è semplicemente un drone con artigli. È un sistema d'intercettazione compatto, progettato per essere trasportato facilmente e operativo in tempi rapidi anche da squadre ridotte. Combina diversi livelli tecnologici per localizzare e bloccare droni ostili prima che raggiungano l'obiettivo.

Meccanismi operativi del sistema

Il sistema integra radar proprietario, visione artificiale e autonomia supervisionata. In pratica, è capace di individuare, classificare e inseguire un bersaglio, lasciando comunque a un operatore umano le decisioni critiche finali.

  • Rilevamento: il radar di bordo identifica droni a bassa quota e distanza ravvicinata.
  • Tracciamento: telecamere e algoritmi di visione mantengono il bersaglio sotto controllo, anche in scenari complessi e affollati.
  • Intercettazione: l'intercettore può neutralizzare il drone mediante testata a frammentazione oppure collisione diretta.
  • Fine missione: a seconda della situazione, BLAZE può rientrare alla base o autodistruggersi in modo controllato.

Il punto di forza sta nella velocità: il sistema è stato concepito per essere trasportato, assemblato e reso operativo in pochi minuti, non ore. Questa flessibilità risulta decisiva per un paese dalle dimensioni contenute come il Belgio, dove i siti critici sono concentrati e le minacce possono materializzarsi ovunque, dal perimetro di un aeroporto a un porto commerciale o a un impianto industriale.

Difesa stratificata, non un singolo dispositivo miracoloso

BLAZE rappresenta soltanto un tassello di un'architettura più ampia. I pianificatori belgi stanno costruendo quella che definiscono un'impostazione "a strati", che copre rilevamento, disturbo elettronico e intercettazione fisica.

Come si integrano i diversi livelli

Strato Funzione principale
Radar e sensori di rilevamento Individuare droni a bassa quota e trasmettere dati ai centri di comando.
Disturbatori elettronici (jammer) Disturbare GPS e collegamenti di controllo per forzare l'atterraggio o l'interruzione della missione.
Fucili anti-drone portatili Garantire difesa puntuale attorno a luoghi specifici, mirando a droni singoli.
Droni intercettori come BLAZE Inseguire e neutralizzare fisicamente droni resistenti al disturbo o che volano in modalità autonoma.

All'interno di questo schema, BLAZE funziona come strato attivo finale quando i metodi più "morbidi" si rivelano inefficaci. Se un drone vola in modo autonomo con coordinate preprogrammate, il disturbo elettronico classico ha effetto limitato. Un intercettore dotato di sensori propri diventa una delle poche soluzioni capaci di fermarlo prima dell'impatto.

Da stanziamento d'emergenza a piano quinquennale da 500 milioni

L'accordo da 50 milioni viene descritto a Bruxelles come soluzione provvisoria, non risposta definitiva. Il Ministro della Difesa Theo Francken ha confermato un programma ben più sostanzioso, del valore di 500 milioni di euro, destinato a costruire una capacità anti-drone permanente e integrata.

Questo piano a lungo termine comprende radar più sofisticati, sistemi di disturbo potenziati e migliore integrazione tra gestori dello spazio aereo militare e civile. Aeroporti, forze di polizia, servizi d'intelligence e forze armate dovranno condividere consapevolezza situazionale a quote bassissime.

La domanda per il Belgio non è più se costruire uno scudo a bassa quota, ma quanto rapidamente riesca a metterne in campo uno realmente funzionante. I tempi contano, perché la tecnologia dalla parte dell'attaccante evolve altrettanto velocemente. Quadricotteri economici possono già trasportare piccole cariche esplosive. Operatori "fai-da-te" sono in grado di combinare più droni commerciali in sciami pensati per sopraffare difese basilari.

Segnale europeo su sovranità e industria della difesa

Oltre i confini belgi, la scelta di BLAZE trasmette un messaggio su come l'Europa intenda rispondere a questa nuova categoria di minaccia. BLAZE è stato testato in Ucraina, dove la guerra dei droni è diventata prassi quotidiana su entrambi i lati del fronte.

Acquistando da una piccola-media impresa lettone invece che da un colosso straniero, il Belgio scommette su una base industriale europea e segnala sostegno ai partner NATO sul fianco orientale dell'Alleanza. Altri Stati europei osserveranno probabilmente con attenzione le prestazioni del sistema nelle operazioni quotidiane.

La decisione evidenzia anche un cambiamento più ampio: i sistemi anti-drone non sono più considerati gadget militari di nicchia. Sono sempre più collegati a sovranità nazionale e sicurezza interna, dalla protezione di parlamenti e reti energetiche alla sicurezza di manifestazioni sportive e concerti.

Perché la fascia "quota bassissima" è diventata improvvisamente strategica

Per decenni, la difesa aerea europea si è concentrata su caccia, missili e aviazione commerciale. Lo spazio compreso tra zero e poche centinaia di metri sopra il suolo è rimasto in gran parte ignorato, salvo norme basilari di sicurezza aeronautica.

Quella fascia sta ora diventando territorio conteso. Droni commerciali economici possono volare sotto la copertura radar, zigzagare tra edifici e colpire bersagli di alto valore senza passare da un posto di frontiera. Attori statali e non statali sperimentano questa "zona grigia" per creare pressione senza conflitto aperto.

Per i governi europei, ciò solleva quesiti scomodi: chi è responsabile di abbattere un drone sopra il centro di una città? E se appartenesse a un servizio d'intelligence straniero, ma non portasse bandiera né transponder? Questi temi mescolano difesa, ordine pubblico e diplomazia in modi che i quadri giuridici attuali faticano ancora ad inquadrare.

Concetti chiave: jamming, frammentazione e operazioni sotto soglia

Tre nozioni stanno al centro di questa vicenda e spesso vengono citate senza molte spiegazioni.

Jamming (disturbo elettronico): i disturbatori elettronici emettono segnali radio potenti sulle stesse frequenze che un drone utilizza per comunicare con il pilota o con i satelliti GPS. Se il collegamento collassa, il drone può rimanere immobile, atterrare o tornare al punto di partenza, a seconda della programmazione. Sistemi avanzati tentano di mantenere un certo controllo per guidare il velivolo lontano dalla folla prima che cada.

Intercettazione a frammentazione: quando BLAZE utilizza l'opzione frammentazione, rilascia piccoli elementi ad alta velocità progettati per lacerare il drone bersaglio senza proiettare detriti pesanti su un'area ampia. Questo tipo d'intercettazione deve essere calcolato con attenzione vicino a città o aeroporti per evitare danni collaterali.

Operazioni "sotto soglia": il sospetto collegamento a pressioni sugli asset russi congelati rientra in uno schema spesso definito attività "sotto soglia". Stati ricorrono a cyberattacchi, disinformazione e ora droni per destabilizzare rivali, mantenendosi sotto il livello che giustificherebbe una risposta militare formale.

Come potrebbe apparire sul campo

Immaginate un tardo pomeriggio all'aeroporto di Bruxelles. Il controllo del traffico aereo rileva un oggetto non identificato, piccolo e basso, che si muove verso una pista. Il radar classico a malapena lo percepisce. Una squadra anti-drone capta la traccia su sensori dedicati e tenta di disturbarlo elettronicamente. Il drone continua ad avvicinarsi, suggerendo che stia volando in modalità autonoma.

A quel punto, può essere lanciato un intercettore come BLAZE da un'area vicina. Sale rapidamente, aggancia il bersaglio con telecamere e radar, e riceve autorizzazione per collidere con esso lontano da aeromobili e terminal. In pochi minuti, la minaccia viene neutralizzata, i voli riprendono e gli investigatori cominciano a tracciare componenti ed elettronica per capire chi lo abbia inviato.

Fuori dagli aeroporti, scene simili possono verificarsi presso centrali nucleari, porti, depositi di munizioni o persino grandi eventi politici. Man mano che i costi scendono e la tecnologia si diffonde, si amplia la gamma di attori capaci di causare questo tipo di perturbazione: da gruppi sostenuti da Stati a criminali o reti estremiste.

La decisione belga di investire pesantemente e rapidamente in BLAZE riflette il calcolo che anche l'attesa comporta rischi. Lo spazio aereo a bassa quota è già congestionato e conteso. La questione è quanti incidenti gli Stati europei siano disposti a tollerare prima che queste nuove difese diventino routinarie quanto i metal detector negli aeroporti.

Author

  • Imprenditrice ed esperta di benessere digitale e uso consapevole della tecnologia. Condivide consigli pratici su digital detox, gestione dell’attenzione e mantenimento dell’equilibrio tra vita online e offline.

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