Fuggito dalla Siberia, sostiene l’Ucraina e ora punta a una grande fabbrica di droni in Francia

Dalle steppe siberiane alle stanze del potere europeo

Mikhail Kokoritch ha trasformato anni di esilio in una strategia industriale. Partito dalle remote terre della Buriazia, al confine russo-mongolo, oggi gestisce trattative riservate tra Parigi e Bruxelles. Il suo impero di droni alimenta lo sforzo bellico ucraino e potrebbe presto ridisegnare l'industria difensiva del continente.

Un fisico cresciuto ai margini della Russia

La Buriazia dista seimila chilometri da Mosca. Non solo in senso geografico. Kokoritch ha sempre considerato se stesso parte dell'"unica generazione libera" russa: quella cresciuta nel caos post-sovietico degli anni Novanta, prima che Vladimir Putin consolidasse il controllo totale sul paese.

Dopo la laurea in Fisica, ha costruito la sua prima fortuna nei settori russo dell'alta tecnologia e dello spazio. Ma l'opposizione crescente al Cremlino e la stretta progressiva del regime lo hanno spinto a lasciare il paese nel 2012. Prima destinazione: gli Stati Uniti. Poi l'Europa. Nel 2024 ha compiuto un passo ancora più radicale, rinunciando definitivamente alla cittadinanza russa.

"Chi ha paura dei lupi non entri nel bosco", ama ripetere. Una frase diventata il suo motto personale.

I lupi, nel suo caso, rappresentano il Cremlino, i servizi di sicurezza russi e l'intero sistema di pressioni politiche ed economiche che accompagna ogni oligarca dissidente all'estero.

Destinus cambia rotta: da sogni ipersonici a droni da combattimento

Nel 2021, Kokoritch ha dato vita a Destinus. All'inizio l'azienda si presentava come una start-up aerospaziale intenta a realizzare qualcosa di simile alla fantascienza: velivoli ipersonici autonomi capaci di collegare continenti a velocità superiori di diverse volte a quella del suono. Il progetto ha attratto ingegneri e capitali, ma si è rivelato difficile da commercializzare rapidamente.

Invece di insistere su quella scommessa, Destinus ha cambiato direzione. L'azienda si è concentrata sul mercato in espansione dei droni militari, sfruttando le competenze aerospaziali per progettare grandi velivoli senza pilota destinati direttamente alle forze armate impegnate sul fronte.

Attualmente, Destinus dichiara ricavi annui intorno ai 300 milioni di euro e si posiziona come produttore di riferimento di "grandi droni d'attacco" in Europa, con l'Ucraina come principale acquirente.

I droni diretti verso il fronte ucraino

Il catalogo dell'azienda comprende diverse famiglie di droni militari, ciascuna pensata per specifiche missioni operative:

  • Lord – grandi droni d'attacco in grado di trasportare decine di chilogrammi di esplosivo su lunghe distanze.
  • Ruta – droni simili a missili da crociera, progettati per penetrare le difese aeree e colpire obiettivi fissi.
  • Hornet – droni intercettori veloci, costruiti per inseguire, disturbare o abbattere altri velivoli senza pilota.
  • Piattaforme anti-drone dedicate, attualmente in fase di perfezionamento per l'utilizzo su infrastrutture critiche e campi di battaglia.

Le forze ucraine, sottoposte a un bombardamento costante di missili russi e droni Shahed forniti dall'Iran, dipendono sempre più da sistemi senza pilota, sia per attaccare che per difendersi.

Destinus vuole diventare l'azienda capace di inviare centinaia – poi migliaia – di droni pronti al combattimento ogni mese verso Kiev.

Da 10.000 droni al sogno di una mega-fabbrica

Entro il 2023, Destinus avrebbe già prodotto circa 10.000 grandi droni, secondo quanto riportato dalla stampa francese. Per una start-up con poco più di due anni di vita, sono numeri inusuali. Eppure, all'interno dell'azienda, vengono considerati come una serie di prototipi di ciò che verrà.

L'obiettivo dichiarato è la scala industriale: arrivare a 100.000 droni all'anno. Questo implica un livello di automazione e logistica più tipico dell'industria automobilistica che della tradizionale produzione bellica.

Per raggiungerlo, Kokoritch sta promuovendo un'idea audace: una gigantesca fabbrica di droni, largamente automatizzata, sul suolo europeo.

Il piano prevede una "mega-fabbrica" sostenuta da diverse centinaia di milioni di euro, capace di produrre fino a 1.000 droni al mese solo per l'Ucraina.

Obiettivo Valore Calendario
Droni prodotti (ad oggi) 10.000 Fino al 2023
Meta di produzione annuale 100.000 droni Medio termine
Consegne mensili per l'Ucraina 1.000 droni Obiettivo prossimi anni
Investimento previsto mega-fabbrica Centinaia di milioni di euro In negoziazione

Perché la Francia è tra i favoriti

Si dice che diversi paesi europei siano in corsa per ospitare la mega-fabbrica, ma la Francia è emersa come uno dei candidati più forti. Destinus mantiene già uffici a Parigi, e lo Stato francese è impegnato a rafforzare la propria base industriale difensiva, dopo anni di bilanci ridotti.

Il paese offre inoltre cluster aerospaziali esperti attorno a Tolosa, Bordeaux e alla regione parigina, oltre all'accesso ai grandi contractor della difesa e a un vasto bacino di ingegneri. Per Parigi, attrarre una fabbrica di questo tipo significherebbe occupazione, trasferimento tecnologico e influenza all'interno della NATO, in un momento in cui la guerra con sistemi senza pilota sta riscrivendo le dottrine di combattimento.

Un'unità basata in Francia renderebbe il paese, di fatto, un polo centrale per rifornire l'Ucraina e, col tempo, altri partner europei con droni da combattimento.

Il progetto richiederebbe comunque approvazioni normative, valutazioni ambientali e complessi accordi di controllo delle esportazioni, dato che molti componenti dei droni possono essere classificati come tecnologia sensibile a duplice uso.

Fabbriche sparse tra Europa e Ucraina

Destinus è ben lontana dall'essere solo un progetto sulla carta. L'impronta industriale dell'azienda si estende attraverso vari Stati europei:

  • Unità produttive in Spagna, Paesi Bassi e Germania.
  • Impianti in Ucraina, vicino agli utenti finali dell'equipaggiamento.
  • Uffici aziendali e di ingegneria a Parigi, utilizzati come piattaforma politica e finanziaria.

L'estate scorsa, Destinus ha rafforzato la sua capacità di ricerca e sviluppo acquisendo una start-up svizzera, aggiungendo nuova esperienza in avionica e propulsione. All'inizio di ottobre ha firmato una partnership strategica con il colosso francese della difesa Thales.

Il collegamento con Thales mira ad accelerare l'integrazione di sensori avanzati, comunicazioni e sistemi di guerra elettronica nei droni Destinus. Questo permetterebbe di collegarsi più facilmente alle reti NATO e alle future griglie pan-europee di difesa aerea.

Costruire il "muro anti-drone" dell'Europa

A Bruxelles, i responsabili stanno portando avanti un'idea che fino a poco tempo fa sembrava teorica: un "muro anti-drone" continentale lungo il territorio dell'UE. L'obiettivo è proteggere infrastrutture critiche, città, porti e asset militari da velivoli senza pilota a basso costo e difficili da rilevare.

Destinus vuole essere uno dei fornitori di questo scudo. Insieme a piattaforme intercettori come l'Hornet, i suoi sistemi anti-drone sono progettati per funzionare con reti radar e disturbatori elettronici già installati in vari Stati membri.

Entro il 2027, l'UE si aspetta di disporre di un insieme stratificato di sensori, intercettori e sistemi di comando capaci di rilevare e neutralizzare droni ostili prima dell'impatto.

Cosa significa, in pratica, una mega-fabbrica di droni

Dietro il linguaggio altisonante, una mega-fabbrica è essenzialmente una linea altamente automatizzata dove fusoliere, ali, unità di propulsione ed elettronica vengono assemblate quasi come beni di consumo. Robot eseguono compiti ripetitivi, mentre ingegneri supervisionano la qualità e l'integrazione software.

Per le comunità locali, questo può tradursi in migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti: tecnici, specialisti di dati, addetti alla logistica, fornitori di materiali compositi, batterie ed elettronica. Può anche innescare dibattiti su esportazioni di armamenti, inquinamento acustico, uso del territorio e i rischi di diventare un obiettivo strategico in un futuro conflitto.

Per l'Ucraina, un flusso costante di droni costruiti in Europa ridurrebbe la dipendenza da consegne improvvisate provenienti da molteplici paesi e donatori privati. Potrebbe pianificare campagne a più lungo termine, sapendo che le perdite sul campo di battaglia possono essere sostituite a velocità industriale.

Termini chiave e scenari futuri

Le discussioni attorno a Destinus evidenziano alcuni concetti spesso usati in modo impreciso:

  • Drone tipo missile da crociera: un drone che segue una rotta pre-programmata a bassa quota, come un tradizionale missile da crociera, ma che spesso può essere riutilizzato o adattato con diversi carichi utili.
  • Sistema anti-drone: una combinazione di radar, telecamere, rilevatori di radiofrequenza e intercettori (siano essi droni, missili o disturbatori) usata per rilevare e fermare velivoli senza pilota ostili.
  • Tecnologia a duplice uso: componenti che possono servire scopi civili e militari, come chip di navigazione o collegamenti satellitari, e che sono fortemente controllati dalle leggi sulle esportazioni.

Uno scenario plausibile è che la tecnologia sviluppata per l'Ucraina e per il "muro anti-drone" dell'UE si trasferisca all'uso civile. Aeroporti, aziende energetiche e organizzatori di eventi cercano già modi più economici per monitorare e controllare droni vicino ad aree ad alta densità di popolazione.

Un altro scenario è meno confortevole: man mano che la produzione aumenta e più attori ottengono accesso a sistemi senza pilota sofisticati, cresce il rischio di proliferazione. Gruppi non statali e regimi autoritari potrebbero adattare tecnologie simili, costringendo l'Europa a una corsa agli armamenti nel dominio dei droni.

Destinus, guidata da un uomo che un tempo è fuggito dalla Siberia per sfuggire a un regime sempre più oppressivo, si trova ora al centro di questa tensione: tra innovazione ed escalation, tra sicurezza europea ed esportazione di armi sempre più autonome.

Author

  • Imprenditrice ed esperta di benessere digitale e uso consapevole della tecnologia. Condivide consigli pratici su digital detox, gestione dell’attenzione e mantenimento dell’equilibrio tra vita online e offline.

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