Una piattaforma volante alternativa alla portaerei
Pechino ha svelato una "nave madre per droni" da 16 tonnellate progettata per rilasciare sciami di droni killer di dimensioni ridotte. Un concetto rivoluzionario che potrebbe trasformare le portaerei convenzionali da simboli di potenza inviolabile a costosi bersagli vulnerabili.
L'11 dicembre 2025, la Cina ha effettuato il volo inaugurale del "Jiutian", un grande velivolo senza pilota costruito dal colosso aerospaziale statale AVIC. Ufficialmente viene descritto come una piattaforma polivalente per cartografia, soccorso in caso di catastrofi e trasporto merci su regioni isolate.
Nella pratica, ogni suo dettaglio urla combattimento.
Il Jiutian rappresenta essenzialmente una piattaforma di lancio aerea per sciami di droni e missili di precisione. La televisione di stato cinese ha già diffuso filmati del velivolo mentre rilascia gruppi di quadricotteri e droni ad ala fissa che successivamente coordinano i propri movimenti in volo.
Funziona come un gruppo di portaerei compatto e trasportato per via aerea: meno costoso da costruire rispetto a una portaerei tradizionale, più difficile da colpire, e capace di volare migliaia di chilometri verso l'interno. Nelle immagini mostrate, gli obiettivi non sono vaghi. Gli attacchi simulati si concentrano su portaerei, fregate, stazioni radar, bunker corazzati e colonne blindate. Il messaggio è limpido: gli sciami possono sopraffare i sistemi difensivi stratificati che Stati Uniti e marine alleate hanno perfezionato per decenni.
Cosa riesce davvero a fare questa "nave madre di droni" da 16 tonnellate
Sulla carta, il Jiutian sembra quasi modesto. Ha approssimativamente le dimensioni di un aereo regionale, con un'ala alta e diritta e una cellula relativamente semplice. I numeri, tuttavia, raccontano una storia diversa.
La sua lunghezza raggiunge i 16,35 metri, mentre l'apertura alare si estende per 25 metri. La massa massima al decollo tocca le 16 tonnellate, con una capacità di carico utile di 6 tonnellate. L'autonomia operativa si attesta sulle 12 ore, con un raggio di combattimento che può arrivare fino a 7.000 chilometri.
Il suo unico motore a reazione è montato nella parte superiore della fusoliera, una configurazione insolita che libera spazio sottostante per un ampio vano interno. Sotto la pancia, una grande torretta elettro-ottica suggerisce funzioni di acquisizione bersagli e ricognizione in tempo reale.
La caratteristica chiave è quella stiva di carico. Commentatori cinesi descrivono un "modulo alveare", una sorta di rastrelliera di lancio dove decine o persino centinaia di piccoli droni vengono immagazzinati, caricati, programmati e poi rilasciati. Da una singola cellula, il Jiutian potrebbe rilasciare oltre 100 droni d'attacco monouso, missili antinave e bombe di precisione in una sola missione.
Se questo numero venisse confermato, una singola sortita potrebbe saturare l'immagine radar di una task force navale o di una base aérea per diversi minuti, costringendo i difensori a scegliere quali minacce intercettare e quali lasciare passare.
Tattiche a sciame progettate per sommergere le marine occidentali
Come uno sciame di droni smantella un gruppo portaerei
I moderni gruppi d'attacco portaerei dipendono da difese stratificate: missili a lungo raggio, difesa antiaerea imbarcata, guerra elettronica e caccia. Questo sistema funziona meglio contro minacce limitate e di alto valore, come i missili da crociera.
Uno sciame di droni cambia completamente l'equazione. Invece di una manciata di missili in avvicinamento, i difensori affrontano decine o centinaia di velivoli piccoli, economici e interconnessi, che si avvicinano da angolazioni e altitudini differenti.
Alcuni droni agiscono come esche, illuminando i radar e assorbendo missili intercettori. Altri trasportano disturbatori per accecare o confondere i sensori. Un gruppo centrale trasporta testate esplosive destinate a navi, piste o radar. Alcuni servono semplicemente come ripetitori, mantenendo lo sciame connesso a grandi distanze.
Filmati di simulazione condivisi dai media cinesi mostrano ondate coordinate che colpiscono gruppi portaerei in stile statunitense. Sebbene il realismo di questi filmati sia discutibile, la logica risulta familiare ai pianificatori occidentali: massa economica contro sistemi sofisticati.
Da Taiwan al Mar Cinese Meridionale
In uno scontro per Taiwan o nel Mar Cinese Meridionale, il Jiutian rimarrebbe dietro la prima linea delle forze cinesi, agendo come facilitatore a livello di intero teatro operativo.
Basato nell'entroterra del continente, potrebbe salire di quota, volare centinaia di chilometri verso acque contese e poi rilasciare droni diretti verso navi statunitensi o alleate. Poiché non c'è un pilota a bordo, i comandanti possono accettare maggiori rischi, avvicinando il velivolo alle difese nemiche o utilizzandolo in spazio aereo fortemente contestato.
Gli analisti individuano almeno tre scenari possibili. Nel primo, il Jiutian lancia ondate iniziali di droni kamikaze per costringere navi e basi aeree a consumare intercettori. Negli attacchi successivi, quando le difese sono più rarefatte, la nave madre rilascia droni più capaci, armati con missili, oppure lancia i propri missili aria-superficie. Infine, missioni di lunga durata mantengono una presenza costante di droni presso strozzature chiave, stressando le squadre di difesa aerea statunitensi e alleate 24 ore su 24.
Un'arma asimmetrica nella dottrina cinese
I pensatori militari cinesi parlano da anni di armi "assassin's mace": sistemi progettati non per rispecchiare le capacità statunitensi, ma per minarle a costi inferiori. Il Jiutian si inserisce perfettamente in questa logica.
Invece di eguagliare il numero di portaerei degli Stati Uniti, Pechino sta schierando strumenti destinati a far esitare quelle portaerei prima di avvicinarsi ad acque contese. Combinata con missili balistici antinave come il DF-21 e con flotte crescenti di imbarcazioni di superficie e subacquee senza equipaggio, una nave madre di droni aggiunge un ulteriore livello di complessità per i pianificatori a Washington, Tokyo e Canberra.
Anche se il Jiutian non fa ancora parte dell'ordine di battaglia regolare dell'Esercito Popolare di Liberazione, il semplice fatto di farlo volare invia un segnale. La Cina sta dimostrando di poter iterare rapidamente nel dominio dei droni, mentre molti programmi occidentali rimangono bloccati in cicli di acquisizione.
Risposta occidentale: corsa per tenere il passo con lo sciame
Gli Stati Uniti non stanno fermi a guardare. Dal 2024, l'iniziativa Replicator del Pentagono finanzia reti di droni economici e autonomi, progettati per operare in grandi numeri. L'obiettivo è simile: sopraffare le difese nemiche con quantità e decisioni alla velocità delle macchine.
Funzionari della difesa statunitensi parlano di sistemi "attritabili", ovvero velivoli così accessibili che la loro perdita in combattimento risulta accettabile. Il concetto del Jiutian va un passo oltre combinando droni sacrificabili con un'unica nave madre riutilizzabile, capace di lanciare sciami dove necessario.
Per le marine della NATO, la questione non è più soltanto come proteggere una portaerei, ma se la portaerei continui a essere il fulcro della deterrenza nel Pacifico. Un drone da 16 tonnellate con autonomia di 7.000 chilometri e senza equipaggio a bordo altera il calcolo costo-rischio in modo sostanziale.
Termini chiave e cosa significano realmente
Cos'è una "nave madre per droni"?
Il termine si riferisce a un velivolo senza pilota più grande che trasporta, lancia e talvolta recupera droni di dimensioni inferiori. Invece di inviare un singolo drone armato costoso, i militari inviano un "porta-droni" che controlla un intero ecosistema di sistemi più economici.
Pensatela come un ibrido tra un aereo da trasporto, un posto di comando e un lanciamissili su ruote. Può svolgere sorveglianza, consegnare munizioni e agire come nodo di ripetizione aerotrasportato – tutto senza un essere umano a bordo.
Perché lo "sciame" è importante
Lo sciame non riguarda solo i numeri. Dipende da algoritmi che consentono a ogni drone di reagire agli altri e alle minacce in evoluzione. Il gruppo si comporta come uno stormo di uccelli, non come una collezione di velivoli pilotati individualmente.
Questo porta vantaggi e rischi. Tra i vantaggi figurano resilienza se alcuni droni vengono abbattuti, reazioni più rapide rispetto ai piloti umani e capacità di attaccare da più direzioni simultaneamente. I rischi includono vulnerabilità agli attacchi informatici, blocco delle comunicazioni e comportamenti imprevedibili se il software fallisce o i sensori vengono ingannati.
I pianificatori militari conducono ora giochi di guerra dove una manciata di navi madre e centinaia di droni si scontrano con un numero inferiore di jet e navi di punta. Il risultato dipende spesso meno dalla potenza di fuoco grezza che da chi riesce a mantenere operative le proprie reti sotto attacco elettronico.
Per stati costieri e potenze minori, sistemi come il Jiutian offrono un'opzione inquietante ma concretissima: invece di costruire una marina d'alto mare nel corso di decenni, possono investire in droni a lungo raggio, missili basati a terra e sciami con intelligenza artificiale per sfidare persino le flotte più grandi. Questo cambiamento, più di qualsiasi singolo velivolo, è ciò che tiene svegli di notte gli strateghi occidentali.












