Leonidas supera il blocco tradizionale dei droni
Mentre i droni diventano sempre più difficili da "silenziare" in volo, le difese anti-UAS devono cambiare strategia. Il test condotto da Epirus, azienda statunitense specializzata in tecnologia per la difesa, risulta particolarmente significativo proprio per questo motivo: valuta un metodo di neutralizzazione che non si basa sull'interferenza delle comunicazioni.
Epirus sostiene che il suo sistema a microonde ad alta potenza Leonidas abbia neutralizzato un drone controllato tramite cavo in fibra ottica, anziché onde radio.
Questo aspetto è cruciale perché la maggior parte delle difese anti-drone si affida ancora alla guerra elettronica: bloccare (jamming) o falsificare (spoofing) il segnale tra operatore e velivolo. I droni FPV con fibra ottica aggirano questo approccio: controllo e video viaggiano attraverso il cavo, non nell'etere.
Leonidas tenta di risolvere il problema seguendo un'altra strada: invece di "attaccare il collegamento", punta a colpire il drone stesso. Emette impulsi di energia elettromagnetica diretti verso l'elettronica di bordo. Se l'energia si accoppia con cablaggio, antenne o circuiti, può provocare malfunzionamenti, riavvii o guasti nei processori, sensori e gestione dell'alimentazione – causando la perdita di capacità di volo e controllo del drone.
Epirus afferma che Leonidas riesce a rendere inutilizzabili droni immuni alle interferenze (jam-proof), disattivando direttamente l'elettronica di bordo con impulsi di microonde rigorosamente focalizzati.
L'azienda sottolinea l'utilizzo di radiazioni non ionizzanti (non dello stesso tipo dei raggi X). Tuttavia, "non ionizzante" non equivale a "privo di pericoli": sistemi di questo genere richiedono normalmente procedure di sicurezza (zone di esclusione, regole di puntamento e coordinamento con altri emettitori) per ridurre il rischio di esposizione e disturbi ad apparecchiature vicine. L'antenna a schiera fasata contribuisce a concentrare il fascio su un bersaglio, limitando effetti indesiderati fuori dall'asse.
Come opera la piattaforma Leonidas
Leonidas è un'arma a energia diretta basata su microonde allo stato solido ad alta potenza. Invece di un singolo "colpo", invia impulsi rapidissimi, ripetuti ad alta cadenza, e riesce a orientare il fascio elettronicamente senza muovere fisicamente l'antenna.
Al centro c'è una matrice con formazione digitale del fascio (digital beamforming). Regolando la temporizzazione e la fase dei segnali in ogni elemento, il sistema modella e punta il fascio con rapidità – un vantaggio pratico contro bersagli piccoli e veloci, soprattutto quando la finestra tra rilevamento e impatto è breve.
Modalità operative e opzioni di dispiegamento
Epirus offre Leonidas in versioni fisse e mobili: montato su veicolo per proteggere forze in movimento o installato in una base per difendere infrastrutture.
- Modalità fascio stretto: concentra energia su un bersaglio specifico in spazio aereo congestionato.
- Modalità fascio ampio: copre un volume maggiore per coinvolgere più droni.
- Modalità in rete: si integra con comando e controllo per rilevare, seguire e ingaggiare bersagli con maggiore automazione.
In una dimostrazione precedente, il sistema ha abbattuto uno sciame di droni "convenzionali". Il test più recente intende estendere questa capacità a bersagli che non dipendono dalla radio – proprio dove il jamming cessa di essere utile.
Lo stesso hardware può passare dall'eliminare un singolo quadricottero a "spazzare" un intero corridoio aereo con energia disruptiva.
L'architettura a sistemi aperti semplifica l'integrazione con radar e sensori ottici/acustici. In pratica, questo tende a essere decisivo: l'energia diretta funziona bene solo quando la catena "rilevare-identificare-puntare" è rapida e affidabile (linea di vista, tracciamento stabile e regole chiare per evitare di colpire "amici" o infrastrutture critiche).
Perché è così difficile fermare droni a fibra ottica
I droni FPV a fibra ottica utilizzano un cavo sottile che si srotola durante il volo; attraverso di esso passano video, comandi e telemetria. Non dipendendo dall'ambiente elettromagnetico, diventano complicati da fermare con le tattiche classiche di interferenza.
In conflitti come la guerra in Ucraina, questi droni sono stati impiegati per ricognizione e attacchi di precisione. Rapporti ucraini indicano utilizzo russo con portate fino a circa 50 km, il che amplia la minaccia a rotte logistiche, magazzini e aree di concentrazione che prima erano relativamente "sicure" contro droni piccoli.
Furgoni tradizionali di guerra elettronica che emettono segnali di interferenza semplicemente non influenzano un drone la cui linea vitale è un cavo e non un collegamento radio.
Questo crea una "lacuna" per le difese anti-UAS: il drone è visibile al radar e tracciabile dai sensori, ma negare il link radio risolve poco. Spesso resta l'opzione cinetica (tiro/munizioni), che può essere costosa, limitata dalle scorte e rischiosa in zone urbane.
Colmare la lacuna con energia diretta
Armi a energia diretta come Leonidas tentano di colmare la lacuna cambiando il bersaglio: dal segnale all'hardware. Invece di confondere le comunicazioni, cercano di degradare componenti critici del drone.
| Tipo di minaccia | Metodo di controllo | Contromisura tipica | Approccio Leonidas |
|---|---|---|---|
| Drone FPV standard | Collegamento radio | Interferenza (jamming), spoofing GPS | Disruzione elettronica via microonde |
| Drone FPV a fibra ottica | Cavo in fibra | Opzioni limitate, spesso fuoco cinetico | Microonde ad alta potenza direzionate |
| Sciame di droni | Radio in rete | Interferenza d'area, cannoni contraerei | Impulsi elettromagnetici a fascio ampio |
Nell'organizzazione della difesa, questo apre un trade-off utile: l'energia diretta può ridurre il consumo di munizioni e reagire ad attacchi massicci, ma richiede potenza elettrica, raffreddamento e integrazione con sensori – e, in molti scenari, continua a essere complementare (non sostitutiva) dell'intercettazione cinetica.
Sicurezza, effetti collaterali e impiego nel mondo reale
Qualsiasi sistema che emette energia solleva preoccupazioni per danni collaterali. Epirus evidenzia la radiazione non ionizzante e i fasci direzionali per ridurre gli impatti.
"Non ionizzante" significa che non causa ionizzazione come i raggi X, ma può comunque produrre effetti per riscaldamento e induzione in conduttori, a seconda della potenza e del tempo di esposizione. Nell'impiego reale, questo si traduce solitamente in regole operative: gestione del settore di tiro, distanze di sicurezza, coordinamento con comunicazioni proprie e verifica di interferenze su elettronica sensibile.
La precisione pesa anche in ambienti urbani: fermare un drone senza proiettili riduce rischi di rimbalzo, schegge e caduta di munizioni. D'altra parte, l'efficacia dipende da condizioni come geometria (linea di vista), tempo di permanenza nel fascio e livello di "indurimento" del bersaglio.
Per forze armate che affrontano grandi quantità di droni a basso costo, i sistemi a energia diretta promettono colpi ripetibili senza esaurire scorte di missili.
Permangono limitazioni pratiche: la mobilità è condizionata da energia e refrigerazione; il terreno può mascherare bersagli; e droni più protetti possono richiedere più tempo nel fascio o emettitori multipli. Portare la tecnologia "su scala" è tanto un problema di logistica e manutenzione quanto di prestazioni in laboratorio.
Cosa fanno realmente le armi a microonde ad alta potenza
Le armi a microonde ad alta potenza (HPM) differiscono dai laser: invece di luce concentrata in una lunghezza d'onda ristretta, forniscono impulsi elettromagnetici progettati per disturbare l'elettronica.
Quando gli impulsi si accoppiano con cavi, antenne o tracce di circuito, possono indurre tensioni/correnti indesiderate. L'effetto può variare da guasti temporanei (riavvio, perdita di sensori) fino a danni permanenti. Protezioni come soppressori di picco possono saturarsi o bruciarsi, lasciando il resto del sistema più vulnerabile.
Le piattaforme militari critiche tendono a essere più rinforzate contro questi effetti. I droni piccoli con componenti commerciali – comuni nell'ecosistema FPV – spesso hanno poca protezione, il che li rende bersagli più plausibili per HPM, anche quando controllati via fibra.
Possibili utilizzi più ampi e rischi
Fuori dalla guerra attiva, i governi discutono usi per proteggere aeroporti, centrali elettriche ed edifici governativi contro droni ostili, incluso dispiegamento temporaneo in grandi eventi. In contesto civile (come nell'UE/Italia), qualsiasi utilizzo dovrebbe rispettare norme di sicurezza, spettro e responsabilità per interferenze – e, in pratica, tende a essere altamente limitato e soggetto ad autorizzazione.
Esistono rischi: un uso poco controllato può disturbare comunicazioni, apparecchiature industriali e, in alcuni scenari, dispositivi medici nelle vicinanze. Ci sono anche sfide di responsabilizzazione: danni da radiazioni "invisibili" possono essere difficili da attribuire e provare.
La dimostrazione di Epirus si inserisce in un cambiamento più ampio: mentre i droni smettono di "ascoltare" la radio (per tecniche anti-jamming o fibra), le difese cercano sempre più di attaccare la piattaforma – e non solo il link. Sistemi come Leonidas sono una delle risposte possibili, con promesse chiare, ma anche esigenze operative e limiti reali.












