Parigi fissa le scadenze per sciami di droni operativi sul campo
Gli sciami di droni non sono più solo teoria militare. L'Esercito francese e il gigante della difesa Thales hanno messo nero su bianco delle tempistiche precise: i primi gruppi compatti ma funzionali nel giro di ventiquattro mesi, con un impiego su scala più ampia previsto entro cinque anni.
L'approccio punta su una filosofia pragmatica: mettere in campo qualcosa che funzioni davvero – anche se limitato – e poi espandere rapidamente. Le unità francesi potrebbero iniziare a utilizzare "pacchetti" di droni con supporto di intelligenza artificiale già tra il 2026 e il 2027, accelerando poi se i test confermeranno le aspettative.
Eric Lenseigne di Thales sottolinea come praticamente tutti i componenti tecnologici siano già disponibili; la vera sfida sta nell'integrarli in un sistema affidabile, intuitivo e robusto sotto pressione – inclusi disturbi elettronici e perdite in combattimento.
Il colonnello Philippe Bignon, del Laboratorio di Combattimento Futuro, concorda: la prima ondata sarà contenuta nei numeri, ma potrebbe generare un impatto sproporzionato se risolverà un problema concreto – aumentare l'efficienza operativa con meno personale, anche in ambienti con guerra elettronica intensa.
Dall'operatore singolo alle squadre robotiche coordinate
Attualmente, in molti teatri operativi, vige ancora la regola classica: un drone equivale a un operatore che lo controlla tramite collegamento dati. Questo sistema consuma risorse umane e diventa vulnerabile quando:
- si verificano disturbi nelle comunicazioni o degrado dei segnali;
- il nemico impone cambiamenti rapidi (minacce impreviste, obiettivi fugaci);
- il sistema dipende eccessivamente dal GPS – un punto debole critico in scenari contestati.
Il concetto di sciame ribalta questa logica: un team umano supervisiona e stabilisce obiettivi e limiti operativi, mentre decine di piattaforme prendono microdecisioni autonome (percorsi, distanze, ruoli) in modo coordinato.
Negli sciami basati su IA, gli operatori umani tendono a definire missioni e parametri – come zone interdette e criteri di identificazione – invece di pilotare ogni singolo drone istante per istante.
Nella pratica, lo sciame deve riorganizzarsi in tempo reale: se un drone "leader" viene abbattuto, un altro assume il comando; se alcuni vengono persi, i superstiti ridistribuiscono automaticamente le funzioni. L'efficacia reale dipende meno dall'autonomia in sé e più da comunicazioni a maglia (mesh), tolleranza ai guasti e procedure di emergenza chiare.
Come potrebbero essere i primi sciami francesi sul terreno
I responsabili francesi non parlano, almeno per ora, di migliaia di droni. Il focus a breve termine è su gruppi compatti ma intelligenti, capaci di resistere a perdite e interferenze.
- "Pacchetti" da circa 5-10 droni operanti come unità
- Team misti con robot terrestri e droni aerei
- IA per ridistribuire ruoli in caso di perdite (esca, ricognizione, attacco, relay)
- Supervisione umana ridotta ma costante (con protocolli di cessate il fuoco/abort)
C'è anche un limite pratico poco "affascinante": molti droni piccoli – soprattutto quadricotteri – hanno autonomia limitata e carico utile ridotto. Questo spinge la progettazione degli sciami verso missioni rapide, a ondate, con rotazione e rifornimento continui.
Progetto Pendragon: la prima unità da combattimento autonoma francese
Il progetto Pendragon viene descritto come la prima vera unità da combattimento robotica autonoma della Francia. L'idea è combinare veicoli terrestri, droni aerei e comando e controllo potenziato da IA in una forza unica e coordinata.
Pendragon dovrebbe avere la sua prima grande dimostrazione pubblica nel 2026, con impiego operativo previsto per l'anno successivo.
L'obiettivo non è "eliminare gli umani dalla guerra", ma ridurre l'esposizione al rischio: i robot assumono compiti pericolosi (ricognizione sotto fuoco, diversione, prime incursioni), mentre i comandanti umani mantengono le decisioni strategiche di livello superiore. Sul campo, il successo dipenderà da aspetti complessi: interoperabilità, sicurezza informatica (prevenire intrusioni o controllo ostile) e regole precise su quando il sistema può agire autonomamente.
Uno strumento per superare linee del fronte "impenetrabili"
I francesi osservano due caratteristiche della guerra moderna: negazione d'accesso e letalità estrema. Su fronti come quello ucraino orientale, qualsiasi movimento vicino alla linea può essere individuato e colpito in pochi minuti da sensori, artiglieria, droni e munizioni vaganti.
Le tattiche a sciame sono progettate per operare in quel "corridoio stretto" di tempo e opportunità, sommando effetti in un attacco sincronizzato:
- Soppressione di difese antiaeree e terrestri
- Disturbo elettromagnetico (jamming) di radar e comunicazioni
- Attacchi chirurgici alla logistica (colonne, depositi)
- Colpi contro centri di comando e nodi di comunicazione
La scommessa è saturare sensori e intercettori per creare finestre temporali brevi di passaggio. Il compromesso è evidente: la saturazione richiede molti mezzi e accettazione delle perdite, il che spinge verso droni più economici e produzione/rifornimento costanti – e verso una dottrina che contempli un'usura elevata.
Oltre le missioni d'attacco: rifornimento e inganno
Oltre all'attacco diretto, esistono funzioni che spesso determinano la sopravvivenza in prima linea.
Rifornimento: i droni possono trasportare munizioni, acqua, cibo e materiale medico a unità isolate dalla sorveglianza costante nemica. Qui i limiti sono pratici: peso, autonomia e necessità di rotte a bassa firma (terreno, altitudine, rumore, emissioni).
Inganno: sciami "usa e getta" possono simulare un assalto, costringendo l'avversario a sprecare munizioni costose su bersagli esca. Un errore comune è pensare che l'inganno sia "economico per definizione": per funzionare serve timing preciso, coordinazione con il fuoco reale e firme (radar/IR/visive) credibili.
L'Ucraina come banco di prova – e campanello d'allarme
L'Ucraina è diventata un laboratorio bellico per i droni, con uso massiccio di quadricotteri e ali fisse. Eppure, secondo Lenseigne e Bignon, rimane prevalentemente una guerra di droni pilotati individualmente.
Ciò che emerge in Ucraina è la scala di droni e operatori, non la presenza diffusa di veri sciami autonomi.
Ci sono segnalazioni di esperimenti con piccoli gruppi coordinati, ma lontani da grandi formazioni autonome. Per la Francia, la lezione è duplice: è possibile aumentare rapidamente il numero di droni, ma addestrare, coordinare e proteggere gli operatori diventa un collo di bottiglia – e la guerra elettronica punisce qualsiasi dipendenza eccessiva da collegamenti continui e GPS.
Etica, diritto e la "freddezza" del combattimento robotico
Quando gli algoritmi iniziano a prendere decisioni tattiche, le esigenze legali e morali aumentano. Bignon collega gli sciami all'IA e insiste sulla formazione per comprendere comportamenti in casi limite – bersagli ambigui, civili nelle vicinanze, degrado dei sensori, spoofing.
In caso di errore, la responsabilità tende a rimanere sui comandanti e sulle autorità politiche. Questo impone regole d'ingaggio precise e progettazione attenta del sistema: registri (log), possibilità di audit, "freni" di sicurezza (geofencing, limiti sui bersagli) e, spesso, un modello human-in/on-the-loop per decisioni letali.
Gli ufficiali francesi temono un "combattimento disumanizzato", dove le macchine si affrontano in zone dove gli esseri umani non entrano più.
Bignon paragona lo shock psicologico a confrontarsi con avversari privi di istinto di autoconservazione. Anche per chi opera i sistemi c'è carico morale e stress: il "distanziamento" fisico non elimina la pressione, soprattutto quando il sistema agisce rapidamente con informazioni imperfette.
Il lavoro duro di costruire e sostenere gli sciami
Oltre le demo e le promesse dell'IA, c'è la domanda che decide tutto: come far funzionare contemporaneamente centinaia o migliaia di robot – e mantenerli operativi.
Stoccaggio e trasporto: Contenitori robusti, lancio rapido, integrazione in veicoli e gestione dell'inventario sul campo.
Energia e ricarica: Rotazione di batterie, caricatori, generatori e tempo: nelle unità piccole, l'energia diventa collo di bottiglia prima del software.
Manutenzione: Alto tasso di guasti e perdite richiede riparazioni rapide, ricambi e "cannibalizzazione" controllata.
Addestramento: Non si tratta solo di "pilotare": bisogna gestire IA, guerra elettronica, procedure di sicurezza e guasti a catena.
Una regola empirica che emerge presto: ogni drone operativo porta con sé una "scia" di batterie di riserva, controlli e pezzi di ricambio. Senza un piano solido di logistica e manutenzione – e personale per eseguirlo – la capacità di sciame funziona bene nei test ma diventa fragile in combattimento.
Concetti chiave dietro gli sciami di droni
Per chi non è specialista, questi termini aiutano a comprendere:
- Sciame: gruppo che coordina tramite algoritmi e comunicazioni condivise (non solo "più droni in aria").
- Negazione d'accesso: mezzi e tattiche per impedire operazioni in una zona (difesa aerea, missili, jamming).
- Letalità estrema: densità di sensori/armi così alta che ciò che viene individuato viene rapidamente attaccato.
- Piattaforma non pilotata: veicolo senza umano a bordo; può essere controllato da remoto, semi-autonomo o più autonomo.
Nella visione francese, ci saranno meno piattaforme pilotate molto costose – caccia, carri armati – e più robot attorno, e l'efficacia dipenderà da rete, dati e logistica, non solo da "migliore IA".
Come potrebbe svolgersi un'operazione con sciami francesi
I pianificatori immaginano una brigata che usa un pacchetto di sciame prima di un assalto. Robot terrestri avanzano di notte per mappare mine e identificare posizioni; all'inizio dell'attacco, droni aerei saturano sensori e difese, con mix di esche e piccole munizioni.
Con interferenze elettroniche che disturbano le comunicazioni, droni d'attacco tentano di neutralizzare nodi di comando. Contemporaneamente, droni "muli" consegnano munizioni alla fanteria, usando rotte a bassa esposizione e la stessa rete di coordinamento per evitare fuoco e collisioni.
I comandanti supervisionano da un posto protetto, definendo obiettivi e condizioni di abort, mentre il software gestisce le microdecisioni. Se un gruppo viene distrutto, altri adattano percorsi e funzioni quasi in tempo reale – a patto che l'architettura sia stata progettata per funzionare in modalità degradata, non solo in laboratorio.
Per ora, questo scenario vive tra presentazioni PowerPoint e prove controllate. Ma con Pendragon previsto per il 2026 e responsabili francesi che parlano di tempistiche di due anni, il passaggio dalla teoria alla pratica sembra accelerare – portando con sé la domanda centrale: quanta autonomia è accettabile e controllabile quando il ritmo del combattimento supera quello umano?












