Agroalimentare italiano: export da record nel 2024, il Made in Italy oltrepassa i 70 miliardi di euro

Un traguardo storico che impone comunque attenzione

Nel 2024 il settore agroalimentare italiano raggiunge un risultato che fino a poco tempo fa sembrava quasi irraggiungibile: il Made in Italy supera i 70 miliardi di euro di esportazioni. Nei primi undici mesi dell'anno, le spedizioni verso l'estero si sono avvicinate ai 67 miliardi, con una crescita complessiva di circa il 5%.

Questo slancio non deriva unicamente dal fascino del brand Italia nel mondo. È il frutto di una filiera che ha cambiato marcia: l'agricoltura ha consolidato la propria capacità di generare valore aggiunto e l'industria alimentare ha spinto la produzione con ritmi sostenuti.

Il risultato porta con sé due facce. Da un lato, esportare di più significa occupazione, investimenti e fiducia nel sistema. Dall'altro, oscillazioni valutarie e barriere commerciali possono trasformare rapidamente un anno brillante in una corsa a ostacoli.

L'Europa rimane il principale motore dell'export italiano

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il record non dipende soprattutto dai mercati più lontani. L'Unione europea resta il pilastro fondamentale, e alcuni Paesi dell'Est mostrano una domanda crescente e sempre più strutturata.

Tra gennaio e settembre si sono distinte in modo particolare Polonia, Romania e Repubblica Ceca, tutte con incrementi a doppia cifra o poco al di sotto. Non si tratta solo di una fascia premium che si allarga: sono abitudini di consumo che evolvono e scaffali della grande distribuzione che si "italianizzano" progressivamente.

I mercati di riferimento più consolidati restano comunque Germania, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Spagna, che insieme valgono circa la metà dell'export complessivo. Una concentrazione che offre stabilità, ma espone anche a rischi: se anche uno solo di questi partner rallenta, l'effetto si sente immediatamente sull'intera bilancia commerciale.

Gli Stati Uniti: mercato strategico ma imprevedibile

Gli Stati Uniti rappresentano ancora un riferimento imprescindibile per il food & beverage italiano, con volumi di importazione tra i più alti al mondo. Ma il 2024 ha anche confermato una verità che gli operatori conoscono bene: il mercato più ricco può rivelarsi il più instabile.

Un dollaro debole comprime il potere d'acquisto e rende i prodotti europei meno competitivi sullo scaffale americano. Se a questo si aggiungono nuove misure doganali o tensioni di natura commerciale, alcune categorie merceologiche possono registrare cali netti in tempi molto brevi.

In questo scenario, la prudenza strategica diventa uno strumento produttivo. Non basta vendere bene: occorre sapersi proteggere attraverso un posizionamento chiaro, assortimenti più mirati e accordi distributivi solidi, capaci di reggere anche quando le condizioni di mercato diventano meno favorevoli.

I prodotti che crescono di più: formaggi, salumi, olio e autenticità

Il paniere vincente del Made in Italy agroalimentare è più articolato di quanto si immagini. Caffè, prodotti da forno, pasticceria, formaggi, prosciutti e ortofrutta fresca contribuiscono tutti alla crescita. I formaggi, in particolare, accelerano con decisione, con incrementi significativi sia in valore che in volume.

A guidare questa categoria sono soprattutto Grana Padano e Parmigiano Reggiano, che rafforzano all'estero la percezione di qualità e tradizione, trainando l'intera offerta casearia. Le carni trasformate mantengono un ritmo costante: il consumatore straniero cerca un gusto riconoscibile e garanzie trasparenti sull'origine.

Da tenere d'occhio anche l'olio extra vergine di oliva: dopo una fase di forte volatilità dei prezzi, la situazione tende a stabilizzarsi e i quantitativi esportati tornano a crescere. Bene anche l'ortofrutta, che unisce il tema della salute a quello della praticità, due parole chiave in un momento in cui la spesa alimentare diventa sempre più selettiva.

Il vino non si ferma: annata solida e bollicine in ascesa

Sul versante vino, l'Italia si conferma stabilmente tra i leader mondiali per volumi produttivi, con un'annata in decisa ripresa. Questa solidità nell'offerta sostiene l'export e garantisce continuità nelle forniture, un elemento che i buyer internazionali valutano con grande attenzione.

Sul mercato interno cresce nel frattempo l'interesse per lo spumante: salgono sia i volumi che il valore delle vendite. Un segnale incoraggiante, perché dimostra che il comparto non dipende esclusivamente dalle esportazioni, ma può contare anche su un consumo domestico in grado di rinnovarsi e diversificarsi.

La competizione globale nel settore non accenna a rallentare, eppure il vino italiano continua ad espandere la propria presenza. Raccontare con coerenza il territorio, il vitigno e lo stile produttivo rende il prezzo più facilmente giustificabile agli occhi di un consumatore sempre più informato.

Reputazione e accordi commerciali: la vera partita si gioca prima dello scaffale

Oltre ai numeri, esiste un vantaggio competitivo difficile da quantificare ma decisivo: la reputazione della cucina italiana e il modello di benessere associato alla dieta mediterranea. Quando il consumatore straniero identifica l'Italia con la qualità alimentare, è più propenso a spendere di più e a tornare ad acquistare.

Gli accordi commerciali internazionali possono ampliare il bacino potenziale di acquirenti e ridurre le frizioni burocratiche, ma portano con sé anche aspettative complesse. Un'intesa con aree geografiche popolose e in rapida crescita economica può aprire opportunità enormi, mentre un singolo dettaglio negoziale può ridisegnare le regole del gioco da un mese all'altro.

I mercati emergenti più promettenti non si limitano ai soliti circuiti consolidati. Messico, Corea del Sud, Australia, Brasile e diverse aree dell'Europa centrale e orientale stanno diventando terreni sempre più fertili per il Made in Italy alimentare. Puntare sulle fasce medio-alte e proteggere la qualità percepita trasforma un picco congiunturale in una crescita più stabile nel tempo.

Per affrontare le sfide del 2025 senza farsi trovare impreparati, molte aziende del settore stanno investendo su alcune priorità fondamentali:

  • potenziare tracciabilità e controlli lungo tutta la filiera per tutelare l'autenticità del prodotto
  • diversificare mercati e canali distributivi per ridurre la dipendenza da singoli Paesi
  • investire in innovazione di prodotto e packaging senza tradire l'identità tradizionale
  • strutturare strategie di prezzo flessibili per gestire le oscillazioni valutarie e i costi logistici
  • proteggere i marchi registrati e contrastare con decisione il fenomeno dell'italian sounding

Author

  • Imprenditrice ed esperta di benessere digitale e uso consapevole della tecnologia. Condivide consigli pratici su digital detox, gestione dell’attenzione e mantenimento dell’equilibrio tra vita online e offline.

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