Saab apre alla partnership con Airbus per il futuro della difesa aerea
Tra Berlino, Parigi e Stoccolma, discussioni che sembravano teoriche si stanno trasformando in scelte concrete su chi costruirà la prossima generazione di velivoli da combattimento europei e a quali condizioni.
La società svedese Saab ha espresso pubblicamente la propria disponibilità a stringere un'alleanza industriale significativa con Airbus per progettare e realizzare un nuovo caccia, qualora il travagliato programma franco-tedesco-spagnolo Future Combat Air System dovesse naufragare.
In una dichiarazione rilasciata al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, Micael Johansson, amministratore delegato di Saab, ha confermato che l'azienda è "disponibile" a lavorare con l'industria tedesca su un velivolo da combattimento condiviso, purché emerga un sostegno politico chiaro e Stoccolma possa mantenere la propria autonomia progettuale.
Le dichiarazioni arrivano mentre Berlino cerca discretamente un "piano B" per il proprio futuro aereo da combattimento, in mezzo a disaccordi prolungati con Parigi su governance, quote industriali e proprietà intellettuale all'interno del programma SCAF.
Le tensioni nel Future Combat Air System spingono Berlino verso nuove opzioni
Il programma SCAF, lanciato con grande enfasi come simbolo dell'integrazione europea nella difesa, dovrebbe fornire un New Generation Fighter per sostituire il Rafale francese e l'Eurofighter tedesco a partire dal 2040 circa.
La francese Dassault Aviation è stata designata capofila globale del caccia, con Airbus a rappresentare gli interessi tedeschi e spagnoli. Questo modello è stato contestato a Berlino da anni.
L'ex cancelliera Angela Merkel aveva già manifestato perplessità nel 2021, mettendo in discussione il principio iniziale del "miglior atleta", che intendeva selezionare l'azienda con la soluzione tecnica più forte anziché distribuire il lavoro secondo criteri politici.
Da allora, negoziati difficili su chi fa cosa, chi possiede cosa e chi guida quali pacchetti di lavoro hanno rallentato il progetto fino quasi a fermarlo. Ci sono voluti circa due anni solo per raggiungere un accordo sulla "fase 1B", una tappa iniziale fondamentale. Le trattative sulla fase 2 e sulla governance a lungo termine rimangono bloccate.
Nonostante la pressione ai massimi livelli dal cancelliere Friedrich Merz e dal presidente Emmanuel Macron, il programma SCAF continua a non avere una tabella di marcia chiara oltre la sua fase attuale.
Alla fine di dicembre, il governo tedesco ha riconosciuto pubblicamente che non è stata presa quest'anno alcuna decisione definitiva sulla continuazione del SCAF, nonostante precedenti promesse politiche.
La ricerca tedesca di alternative: GCAP, Svezia o entrambe?
Secondo quanto emerso in autunno, la Germania starebbe studiando alternative nel caso il programma SCAF collassi o si trascini troppo a lungo. Due percorsi evidenti stanno emergendo:
- Aderire al Global Combat Air Programme del Regno Unito, Italia e Giappone
- Avviare una nuova collaborazione con la Svezia e Saab, con Airbus come pilastro industriale
Il GCAP, guidato da Londra, Roma e Tokyo, è un concorrente diretto del SCAF, con il proprio concetto di caccia di sesta generazione. Entrare nel programma darebbe alla Germania accesso a un diverso club industriale e politico, ma solleverebbe interrogativi su impegni sovrapposti e sull'autonomia strategica europea.
L'alternativa sarebbe costruire un asse nordico-europeo con la Svezia, con Airbus Defence & Space come attore industriale centrale e Saab come partner progettuale. Le dichiarazioni di Johansson puntano esattamente in questa direzione.
Le condizioni di Saab per una partnership sui caccia
Johansson ha definito due requisiti fondamentali per qualsiasi cooperazione approfondita con Airbus e Germania su un futuro velivolo da combattimento.
In primo luogo, serve un impegno politico chiaro e a lungo termine da parte di entrambi i governi prima di avviare un programma congiunto per caccia.
In secondo luogo, Saab deve mantenere la propria indipendenza industriale, continuando a essere in grado di progettare e costruire caccia autonomamente, senza cedere metà delle sue capacità nucleari.
Johansson ha sottolineato che la cooperazione non deve lasciare nessuna delle due parti completamente dipendente dall'altra. Ha suggerito che probabilmente Berlino condivide questa visione, considerato il desiderio tedesco di mantenere una solida base aerospaziale ed evitare un'eccessiva dipendenza da partner esterni.
Riguardo a tecnologia e proprietà intellettuale, il leader di Saab ha difeso la trasparenza anziché un protezionismo rigido. Ogni azienda dovrebbe concentrarsi sui propri punti di forza, ha affermato, e entrambe dovrebbero mantenere pieno accesso al know-how combinato dopo il programma.
Droni come primo passo: Saab e Airbus stanno già dialogando
Curiosamente, la potenziale collaborazione sui caccia non inizierebbe con un jet, ma con i droni.
A dicembre, Saab e Airbus hanno annunciato l'intenzione di cooperare su "aeromobili da combattimento collaborativi" – droni progettati per operare a fianco di caccia pilotati, condividendo dati e assumendo missioni ad alto rischio.
Fonti del settore citate da Reuters hanno suggerito che questa partnership sui droni potrebbe fungere da catalizzatore per una cooperazione molto più ampia, soprattutto se il SCAF finisse in un vicolo cieco.
Johansson, dal canto suo, vede i sistemi non pilotati come il primo passo logico. Ha stimato che ci vorrebbero "certamente dieci anni" per sviluppare un nuovo caccia, ma solo quattro o cinque anni per mettere in servizio droni da combattimento avanzati.
Il CEO svedese ha descritto questi droni come un complemento futuro sia al Gripen di Saab che all'Eurofighter, suggerendo una flotta mista in cui velivoli pilotati e non pilotati operano in squadra.
Perché i droni contano per la potenza aerea europea di nuova generazione
I droni da combattimento collaborativi sono più di un progetto parallelo. Sono al centro della maggior parte dei moderni concetti di potenza aerea basati su "sistema di sistemi", inclusi SCAF e GCAP.
Nella pratica, questi droni potrebbero agire come:
- "Gregari fedeli" che volano davanti ai caccia per ricognizione o disturbo radar nemici
- Piattaforme di armamento che lanciano missili mentre il jet pilotato rimane più lontano dalle minacce
- Esche che confondono le reti di difesa aerea nemiche e assorbono il fuoco di intercettazione
Iniziando da questi sistemi, Saab e Airbus potrebbero costruire architetture condivise, collegamenti dati e software di missione che successivamente migrerebbero verso un programma completo di caccia. Questo offre a entrambe un modo per cooperare senza dover immediatamente risolvere tutte le questioni difficili su chi guida la progettazione di un futuro jet.
Gli studi svedesi per un caccia di nuova generazione
La Svezia non entra in queste conversazioni a mani vuote. La sua Amministrazione del Materiale per la Difesa (FMV) ha già incaricato Saab di studi concettuali per un futuro velivolo da combattimento nell'ambito di un programma noto come "Konceptprogram Framtida Stridsflygsystem" (KFS).
Il KFS è essenzialmente la roadmap a lungo termine di Stoccolma per ciò che verrà dopo l'attuale JAS 39 Gripen, in particolare la versione più recente Gripen E. Questi studi danno a Saab una comprensione approfondita dei requisiti futuri, dalla furtività e guerra elettronica alla fusione di sensori e interfacce uomo-macchina.
Un progetto congiunto con Germania e Airbus potrebbe basarsi direttamente su questo lavoro, fondendolo con le lezioni dell'Eurofighter e con l'esperienza tedesca nelle grandi operazioni aeree NATO.
Scenari possibili per un programma Saab-Airbus
Se Berlino e Stoccolma decidessero di procedere, emergono diversi scenari plausibili.
La via "droni prima" prevede che Saab e Airbus forniscano una famiglia di droni da combattimento in cinque anni, trasformando successivamente questa base in un programma completo di caccia quando politica e budget si allineano.
Una famiglia di caccia nord-europea significherebbe un jet congiunto progettato da zero per complementare Eurofighter e Gripen, commercializzato in tutta Europa come opzione "post-2040" per le aeronautiche militari NATO più piccole.
Una strategia a doppio binario vedrebbe la Germania mantenere un ruolo limitato nel SCAF sostenendo contemporaneamente una linea Saab-Airbus, proteggendosi contro ritardi o fallimenti del progetto franco-tedesco.
Ogni percorso ridisegnerebbe la mappa industriale europea e potrebbe approfondire o fratturare i legami politici, a seconda di come risponde la Francia e se il team GCAP Regno Unito-Giappone adegua il proprio approccio esterno.
Terminologia chiave per comprendere il dibattito
Diversi acronimi sono al centro di questo dibattito e possono risultare confusi per chi osserva dall'esterno.
- SCAF / FCAS: Future Combat Air System, iniziativa franco-tedesco-spagnola per costruire un sistema in rete di caccia, droni e sensori per gli anni 2040
- NGF: New Generation Fighter, il principale velivolo pilotato al centro del SCAF
- GCAP: Global Combat Air Programme, guidato da Regno Unito, Italia e Giappone, che sviluppa un caccia rivale di sesta generazione
- Gripen: caccia multiruolo attuale di Saab, progettato per operazioni flessibili da piste corte o disperse, utilizzato dalla Svezia e da diversi clienti export
Dietro queste sigle si cela una questione più ampia: l'Europa può sostenere più jet concorrenti di "sesta generazione" o i governi finiranno per forzare un consolidamento per mantenere i costi sotto controllo?
Rischi e vantaggi per il panorama della difesa europea
Per Germania e Svezia, una cooperazione più profonda tramite Airbus porta benefici strategici e rischi evidenti.
Sul fronte positivo, una partnership Saab-Airbus potrebbe rafforzare la capacità europea di sviluppare potenza aerea avanzata senza dipendere esclusivamente da progetti statunitensi come l'F-35. Lo sviluppo condiviso distribuisce anche i costi e può stabilizzare gli ordini di difesa per decenni, sostenendo migliaia di posti di lavoro altamente qualificati.
Sul fronte del rischio, programmi multipli sovrapposti – SCAF, GCAP e un possibile caccia Saab-Airbus – possono frammentare i budget e ritardare le decisioni. I governi potrebbero avere difficoltà a finanziare tutto contemporaneamente, forzando cancellazioni tardive o miscele di flotta che complicano logistica e addestramento.
C'è anche un aspetto politico. Una svolta tedesca dal SCAF verso la Svezia e l'asse Regno Unito-Giappone altererebbe l'equilibrio all'interno della NATO e dell'UE. La Francia, che vede il SCAF come pietra angolare della propria autonomia strategica, interpreterebbe tale mossa come una sfida diretta alla sua leadership nell'aviazione da difesa europea.
Per ora, il messaggio di Saab è semplice: l'azienda è pronta, ha esperienza rilevante dal Gripen e da progetti di droni, e vuole una partnership in cui tutti mantengano il proprio vantaggio competitivo. La prossima mossa spetta a Berlino e, indirettamente, a Parigi e Londra.












